LA PIEVE DI SAN GIOVANNI

LA PIEVE DI SAN GIOVANNI

Fuori dalle mura di Campiglia Marittima la Pieve di San Giovanni è situata sopra un terrapieno dal quale, volgendosi verso ovest, è possibile ammirare una vasta fetta che giunge fino al mare della nostra meravigliosa Val di Cornia. Modello di chiesa Romanica posta all’interno del cimitero comunale la pieve è circondata da pietre tombali. Tra queste la più significativa e misteriosa è quella posta davanti alla porta di ingresso. Su questa tomba vi è uno stemma araldico molto particolare raffigurante un personaggio androgino dalle fattezze lievemente antropomorfe. Nella parte superiore della figura si notano delle mammelle,  in quella inferiore è ben visibile il sesso maschile, mentre le gambe dal ginocchio in giù (forse a causa della eccessiva stilizzazione del personaggio?) assomigliano per la loro fattezza a quelle di un animale. La figura rettangolare posta dietro il figurante da l’impressione della rotazione, o meglio,  sembrerebbe essere il sostegno di un fulcro rotante mediante il quale il personaggio può roteare intorno al proprio asse ribaltandosi completamente. Ma è senza dubbio la posizione delle mani il vero arcano, la mano destra che stringe la torcia è rivolta verso l’alto, la sinistra, è piegata leggermente ad indicare esattamente il punto di congiunzione delle due parti maschile e femminile, e quindi se stesso, come unità indivisa e individuale. La torcia nel simbolismo indica la luce spirituale (fuoco sacro) che in questo caso viene dalll’alto e si implementa, si “addensa” nella forma completa autosufficiente e autorigenerante dell’androgino. Il concetto può essere ribaltato ruotanto la figura. E l’androgino l’autosufficiente e autogenerante di forza spirituale, il trasmettitore, e il creato “il basso” è spiritualizzato. E’ l’essere perfetto che unisce il cielo alla terra il “portatore di luce”. Potrebbe essere interpretato in chiave evolutiva più sofisticata come il BAPHOMET, personaggio androgino dalla fattezza umana e animale molto discusso e chiaccherato di cui, pare, che i TEMPLARI fossero adoratori. Se  cosi fosse penso che l ’autore di questo stemma araldico abbia avuto una notevole ispirazione e genialità nell’interpretare il personaggio. Lo stesso stemma è peraltro ben visibile, oltre che nel la pieve, nel centro storico di Campiglia Martittima, la data è del XV secolo, ed è posto sul muro esterno di una casa dove c’è una scritta indicante “mensa”. Viene da domandarsi quale tipo di “pane” venisse li servito. La posizione della Pieve, le lastre tombali che in gran parte la circondano, ci fanno pensare che per molti secoli fosse usata come luogo di sepoltura. La facciata è semplice con una decorazione sul portale un arco bicromo e una lunetta con fiore a sei petali. Ci sono diverse iscrizioni sul muro, dove spicca il nome del PECCATOR MATHEUS possibile fondare o costruttore, ma sicuramente, almeno a suo dire, uomo dalla coscienza non propriamente limpida. All’interno troviamo una bellissima traccia di fonte battesimale ottagonale ( l’ottagono è ritenuto una forma geometrica perfetta), mentre sull’apertura alla destra dell’abside dietro l’altare, c’è ancora una fiaccola tenuta in mano da un figuro scolpito il cui volto è stato distrutto. All’esterno nell’apertura ad arco che da luce all’abside sono scolpite due teste una più grande e una più piccola. Sulla lunetta della porta laterale è scolpita un’aquila con a lato due leoni, uno dei quali sovrasta un drago e l’altro nell’atto di distruggere una preda. Dulcis in fondo il vero enigma della Pieve è e rimane il crittogramma che si trova nel braccio del transetto di sinistra sotto il tetto: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Questa iscrizione si trova in molti luoghi d’Europa di proprietà dei TEMPLARI. Pare infatti che i Cavalieri, pur non essendone gli autori, adottassero questo simbolo ( come per altro la TRIPLICE CINTA citata nell’ articolo “il mistero della rocca “) per contrassegnare luoghi “particolari”, o per trasmettere, preziose informazioni esoteriche tramite un codice. L’iscrizione veniva in genere posta all’interno di un quadrato di lato 5 che formava 25 caselle contenenti ciascuna una lettera della frase:

S A T O R
A R E P O
T E N E T
O P E R A
R O T A S

Leggibile indifferentemente da destra a sinistra e da sinistra a destra, oppure, dall’alto in basso e viceversa partendo da sinistra o da destra generando un’onda. Questa figura per le sue peculiarità di lettura viene definita palindromo. Molti studiosi si sono sbizzarriti sull’interpretazione della frase ma nessuno di loro è riuscito a darne una spiegazione univoca. Resta comunque il fatto che questa chiesa cosi come la Rocca formino un continuo interpretativo della storia locale con quella ben più famosa dei CAVALIERI DELL’ORDINE. Come nota puramente personale invito il visitatore ad ammirare il Cristo Crocifisso all’interno della chiesa, è carico di una particolare energia (o almeno è ciò che io ho percepito!) che trasmette sensazioni particolari, volendo sarebbe cosa gradita, ma non indispensabile, donargli una rosa rossa ponendola ai suoi piedi !La pieve di San Giovanni merita sicuramente una visita per chi si trova a passare daa Campiglia.

La pieve descritta da Gianfranco De Maria   La pieve

La pieve Androgino Pieve di San Giovanni
 Pieve di San Giovanni
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